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Tempi Glaciali

By benedetta.barbieri, dicembre 2015

Dal XIII arrondissement di Parigi alle nebbie islandesi, passando per la Rivoluzione francese. È intrecciata tra storia e leggenda la nuova avventura del trasandato commissario Adamsberg e della sua stravagante squadra anticrimine. In questi luoghi e in questi tempi distanti, un’unica costante: alcuni presunti suicidi “firmati” da uno strano simbolo che ricorda il rivoluzionario strumento di morte, la ghigliottina. I primi due corpi ritrovati sono quelli di una vecchia professoressa di matematica e di un allevatore di purosangue, personaggi apparentemente agli antipodi, ma che riveleranno una serie di delitti concatenati fra loro.
Le prime ricerche portano Adamsberg a riesumare il mistero di un’esplorazione avvenuta dieci anni prima in Islanda e finita in tragedia, a cui è legata anche la leggenda dell’afturganga, spirito maligno, e di una pietra tiepida dagli occulti poteri, nota agli abitanti del luogo. Un nuovo filo conduttore lo riporta poi a Parigi, guidandolo fino a una confraternita di fanatici della Rivoluzione francese, seguaci di Robespierre che si riuniscono di nascosto per rievocare, in costume, i grandi avvenimenti degli anni del Terrore. E infine l’Anticrimine batte una terza pista in un fattoria della campagna parigina, in cui emergono dal passato segreti e personaggi sinistri, in un groviglio sempre più intricato.
“Tempi glaciali” non è quindi solo un thriller che appassiona, ma un viaggio a ritroso nella storia, un viaggio verso l’estremo nord e lungo la Senna, attraverso leggende fantastiche e inquietanti.
La trama, che lascia il lettore con il fiato sospeso fino all’ultima pagina, si sviluppa in modo apparentemente disordinato finché ogni minimo pezzo del puzzle finisce nell’incastro giusto. Oltre a questa, ciò che contribuisce a rendere coinvolgente il racconto è la descrizione del complesso rapporto tra il commissario Adamsberg e il suo vice, Adrien Danglard. Il primo è un uomo apparentemente poco razionale, privo di metodo d’indagine, sempre distratto e in giro per le sue camminate in cerca dell’ispirazione che gli farà poi risolvere il caso. Il secondo sembra essere il contrario del suo capo: coltissimo, grande bevitore, sovrappeso ed elegante, è l’ordine in grado di bilanciare il caos.
Alla fine del romanzo ci sentiamo storditi, come se avessimo fatto un percorso tortuoso e a volte inutile ai fini del mistero iniziale. La verità è che l’autrice ci fa compiere circonvoluzioni intorno a pochi elementi, più che risolvere un enigma ci fa guardare in un’altra ottica ciò che già sapevamo.

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