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La ragazza del treno

By benedetta.barbieri, dicembre 2015

Ogni mattina Rachel prende lo stesso treno che la porta dalla periferia di Londra al suo lavoro in città e, quando il convoglio si ferma a uno stop, osserva dal finestrino un uomo e una donna mentre fanno colazione in veranda. Un appuntamento cui Rachel, nella sua solitudine, si è affezionata.
Li scruta, da loro un nome, si immagina le loro esistenze, vede in loro la coppia perfetta dalla vita perfetta. Non come la sua, segnata dal divorzio e di conseguenza da depressione e alcolismo.
Proprio nel tentativo estremo di riempire il vuoto lasciato dalla sua vita precedente, comincia a inventarsi un legame con la coppia. Ma una mattina, su quella veranda, Rachel assiste a qualcosa che non dovrebbe vedere e da quel momento per lei cambia tutto. La rassicurante invenzione si sgretola e la sua vita diventa inestricabilmente legata a quella della coppia. Rachel, infatti, prende la fatale decisione di passare da voyeur a parte attiva della loro storia, ma cosa ha visto davvero?

Un punto di osservazione esterno, un finestrino affacciato alla banalità del vivere quotidiano, e poi di colpo un imprevisto. Viene in mente “La finestra sul cortile” di Alfred Hitchcock, ma anche “L’amore bugiardo” di Gillian Flynn, per la trama compatta e coinvolgente e per l’intreccio claustrofobico.
Rachel, la cui voce narrante si alterna con quella delle altre due protagoniste femminili, è un’investigatrice inusuale, inesperta e inattendibile. Mente agli altri, ma anche a se stessa; non è sicura se quanto ha visto sia reale o il frutto della propria immaginazione, se non dei troppi drink.
Tra continue svolte e digressioni, inganni e abbagli, vita reale e apparenze, non resta che chiedersi: conosciamo davvero la persona che ci sta accanto?

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