Wild-Cheryl-Strayed

Wild

By benedetta.barbieri, ottobre 2015

Dopo la morte prematura della madre, il naufragio del suo matrimonio, una giovinezza disordinata e difficile, segnata dalla droga e dal sesso occasionale, Cheryl a soli ventisei anni si ritrova con la vita sconvolta. Alla ricerca di sé oltre che di un senso, decide di attraversare a piedi l’America selvaggia tra montagne e deserti, caldo torrido e freddo estremo.
Inevitabile il confronto con McCandless di “Into the wild”, ma si sa, ogni storia è un mondo a parte. Qui la storia del viaggio si snoda tra il percorso sul sentiero e quello dei ricordi dell’autrice e delle motivazioni che l’hanno portata ad affrontarlo, frequenti flashbacks che riportano alla luce momenti difficili e toccanti, ma non mancano anche i momenti divertenti, i quali scaturiscono soprattutto dal rapporto con il pesantissimo zaino, vero e proprio compagno di viaggio, ancora di salvezza e terribile impedimento. A differenza di McCandless e di tanti altri escursionisti, l’autrice era priva di qualsiasi allenamento e di cognizioni su un equipaggiamento adatto per un trekking così lungo, sprovveduta e priva di buon senso, ma la fortuna aiuta gli audaci.
Impossibile quindi non sentirsi partecipi di questo viaggio, vera e propria rinascita, impossibile non pensare all’atavico scontro tra la natura grandiosa e potente e la fragilità umana. La montagna e la fatica diventano una scuola di vita e costringono a ritrovare l’essenziale, insegnano ad andare avanti anche di fronte alle difficoltà dalle quali non si può fuggire, ma attraverso le quali, forse, si può solo camminare.

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